la ricerca vocale cambia la SEO

A prescindere dal fatto che si tratti di un progetto personale da avviare o di quello di un cliente da esaminare, una delle dolci ossessioni di ogni SEO è lo studio delle parole chiave per cui ottimizzare le singole pagine.

Keyword principali, secondarie, Page Tile, H1, H2….tutto da approfondire, contestualizzare, rendere perfetto. Bene, verissimo. Ma quando ti chiedi cosa cercano gli utenti, pensi anche a come lo cercano? Questa domanda mi è balenata alla mente leggendo un bell’articolo sul blog ufficiale di Google, focalizzato su come stiano cambiando le modalità di ricerca delle persone. L’articolo è un po’ vecchio, del 2014, ma mi è sembrato interessante approfondire la questione perché nel frattempo la precisione e la frequenza di utilizzo della ricerca vocale sono cresciute in maniera esponenziale, quindi è molto probabile che nel futuro prossimo tutti dovremo tenerne seriamente conto.

Chi usa la ricerca vocale e come lo fa

Tanto per cominciare l’articolo mostra questa interessante infografica, che sintetizza alla perfezione le differenze tra giovani e adulti nell’uso della vocal search. Il fatto che i ragazzi siano più avvezzi a questa particolare tecnologia lascia supporre che in futuro la curva di utilizzo non potrà che essere crescente.

chi usa maggiormente la ricerca vocale

Utile notare come la maggior parte delle query analizzate siano di tipo “DO”, con cui l’utente chiede al device di compiere un’operazione specifica (chiama Tizio, riproduci una canzone, apri un’applicazione).

Quando non sono query espressamente “DO”, si tratta di domande chiare e dirette, che prevedono una risposta univoca, precisa (meteo, orario, mappe).

Procediamo però per gradi e cerchiamo di capire quali sono gli elementi principali da tenere in considerazione da un punto di vista di ottimizzazione SEO collegata alla vocal search.

Cosa succede quando l’utente formula una query con intenti di ricerca più articolati, dunque quando le persone cercano informazioni generiche e non si aspettano una risposta immediata? 

Linguaggio conversazionale

La prima cosa che salta agli occhi, e sono certo che puoi verificare in prima persona quanto sto per dirti, è un cambiamento del linguaggio utilizzato nella ricerca, che smette di essere essenziale per divenire conversazionale. Molto spesso nella formulazione di una query scritta si tende ad omettere articoli, congiunzioni, aggettivi; cosa che invece non avviene quando si parla al proprio device, soprattutto grazie alla maggior velocità di immissione del testo.

Proviamo a fare un esempio pratico.

Digitando su Google “miglior antivirus gratis windows 10” ottengo la seguente SERP per le prime 6 posizioni.

serp miglior antivirus gratis windows 10

Ecco invece la SERP che Google mi restituisce per la query “qual è il miglior antivirus gratis per windows 10”, sempre per le prime 6 posizioni.

serp qual è il miglior antivirus gratis per windows 10

Salta subito all’occhio come ci siano delle variazioni sostanziali nelle posizioni prominenti, nonostante le due query siano pressoché identiche e, soprattutto, abbiano il medesimo search intent.

Search Intent

Nonostante nell’esempio appena fatto non sia abbastanza evidente, l’intento di ricerca può cambiare profondamente il senso di una query e della sua serp, ed è forse l’elemento di maggior peso nella valutazione di quanto la ricerca vocale possa influire sulla SEO. Le domande che l’utente rivolge al proprio device saranno sempre più articolate e focalizzate sulla reale intenzione di ricerca che si intende manifestare.

search intent

Prova ad immaginare una query come “Iphone 7”. In questo caso non è ben chiaro se l’utente stia cercando informazioni sul telefono, se voglia comprarlo, desideri ripararlo o semplicemente vedere qualche immagine.

Usando la ricerca vocale ed un linguaggio conversazionale potremmo invece ipotizzare query di questo tipo:

  • Quali caratteristiche avrà il nuovo Iphone 7?
  • Quanto costa un Iphone 7?
  • Chi vende l’Iphone 7 a Milano?
  • Quando sarà lanciato sul mercato l’Iphone 7?
  • Dove posso comprare l’Iphone 7?
  • Mostrami le immagini dell’Iphone 7
  • ………….

Come vedi il search intent è sempre ben definito, non lascia spazio ad ipotesi o dubbi. La domanda dunque sorge spontanea: a quel punto servirà essere posizionati per la query “secca” Iphone 7?

Può sembrare una considerazione scontata, ma a mio avviso si andrà sempre più verso query a coda lunga, contenenti un numero di parole via via maggiore.

Impatto sulla local search

Se consideri che la maggior parte delle ricerche vocali vengono fatte da cellulare (o altri dispositivi mobili), e che una query formulata da mobile ha una probabilità tre volte maggiore di essere di tipo local, è facile dedurre come le strategie di posizionamento per un’attività locale siano destinate a subire un’onda d’urto ancora più grande rispetto alle altre.

Non dimentichiamo inoltre che Google migliora costantemente, e sempre più spesso local search fa rima con risposta immediata nel knowledge graph.

screenshot knowledge graph

Come comportarsi dunque in questi casi per avere maggiori possibilità di comparire in alto nelle SERP di interesse? I consigli da tenere a mente sono un mix tra le classiche best pratices e qualche interessante spunto aggiuntivo.

  1. Non dimenticare di implementare i microdati facendo riferimento a schema.org
  2. Controlla che l’indirizzo sia corretto e completo
  3. Specifica tutti i dati contatto (numero di telefono, email, account Skype, Whatsapp)
  4. Aggiorna i prezzi (dei menù, delle stanze in affitto e di qualsiasi altra cosa vendi)
  5. Concedi la possibilità di lasciare recensioni e incentiva gli utenti a farlo
  6. Prova ad ampliare lo spettro delle intenzioni e delle modalità di ricerca collegate alla tua attività, mettendoti nei panni di chi parla al proprio telefono invece di scrivere

Ad esempio potresti provare ad inserire informazioni sui luoghi di interesse vicini a te, sulle particolarità del quartiere in cui ti trovi, sui monumenti più famosi presenti nei paraggi, ecc.

Il punto di vista di Rand Fishkin

La trascrizione integrale (in inglese) del video è presente a questo link.

Personalmente ho trovato molto interessante il confine di sicurezza che Rand Fishkin  cerca di tracciare facendo riferimento ad alcune tra le più importanti macroaree del web (cucina, sport, recensioni prodotti). Se decidi di avviare un progetto online, infatti, devi necessariamente includere nell’analisi preliminare uno studio approfondito delle variazioni tecnologiche con riferimento al settore di tuo interesse.

Tra gli esempi indicati come progetti a basso rischio:

  • Sito web che sviluppano analisi sui risultati sportivi
  • Siti web che illustrano ricette
  • Siti web che effettuano analisi comparative tra prodotti simili

Viceversa, rischiano di scomparire quei siti che:

  • Mostrano solo i risultati sportivi
  • Hanno una semplice lista di ingredienti per una ricetta
  • Comparano solo il prezzo (o una determinata caratteristica) tra due prodotti

È chiaro come questo discorso potrebbe essere facilmente generalizzato, affermando che più i siti saranno completi, ricchi di informazioni e pensati per rispondere a domande complesse, minore sarà la possibilità che essi scompaiano nell’oblio  di una serp dominata dalla risposta immediata di Google.

Consigli finali

  • Aggiungi un numero maggiore di parole voice-friendly intorno a quella di tuo interesse. Pensa che la ricerca non sarà più un’insieme di parole chiave pronunciate da uno straniero con scarsa conoscenza dell’italiano ;); ma una frase ben articolata, con verbi coniugati nel modo giusto, aggettivi, congiunzioni e avverbi.
  • Crea i tuoi testi senza focalizzarti sul concetto di Keyword. Bada bene che non sto parlando dell’ormai morto e sepolto keyword stuffing, ma del fatto che i testi devono essere completi e pertinenti, semplici ma esaustivi, in grado di coprire le più ampie intenzioni di ricerca e rispondere, laddove possibile, in maniera immediata ad una domanda specifica.
  • Dai maggior peso alle intenzioni di ricerca.
  • Crea in ogni pagina una sezione in cui provi a dare risalto a queste intenzioni. Una sorta di FAQ in cui banalmente elenchi le ipotetiche risposte legate ad un determinato oggetto di conoscenza. Chi? Come? Dove? Quando? Quanto? Perché? Naturalmente non tutte le domande sono sempre pertinenti, quindi scegli quelle più adatte, senza forzature.
  • Rileggi un po’ più su, il paragrafo sulla local search con i relativi consigli.
  • Abituati a “pensare come l’utente”. Immedesimati nelle sue necessità, cerca di prevederle e di strutturare la miglior risposta possibile per soddisfarla. I software sono indispensabili fino a un certo punto, poi devi proseguire da solo sulla strada del buon senso e della logica.

Neil Patel, citando questo articolo, fa notare come entro il 2020 la metà delle ricerche complessive saranno fatte utilizzando la voce.

Non sempre i cambiamenti si possono prevenire, ma ignorarli quando sono già in essere sarebbe stupido.

Credo dunque che la scelta sia piuttosto semplice. Se volessimo dirla in termini drastici potremmo sintetizzare con un adattarsi o morire. Ma seguendo il mio spirito mite preferisco citare la saggezza popolare del prevenire è meglio che curare! 🙂

Ti lascio con una provocazione: esisterà la VSEO (vocal seo)? Avremo una SEO specifica per le query vocali o sarà sufficiente un’evoluzione del nostro modo di intendere l’ottimizzazione?

Fammelo sapere e confrontiamoci nei commenti.